All’Archivio di Stato di Napoli la presentazione del libro “Mai avrei immaginato” di Wanda Danzi Bellocchio

Il 14 novembre alle ore 16, l’Archivio di Stato di Napoli aprirà le sue porte a un importante appuntamento culturale: la presentazione del libro “Mai avrei immaginato”, scritto da Wanda Danzi Bellocchio, un’opera che racconta un intenso percorso umano e interiore capace di emozionare e far riflettere.

Vedrà la partecipazione di personalità di rilievo del mondo culturale, artistico e istituzionale. A dialogare con l’autrice saranno infatti:

  • Luca Fella Trapanese, noto per il suo impegno nel sociale;

  • Bruno Brindisi, fumettista e disegnatore di fama nazionale, celebre per le sue collaborazioni con Tex e Dylan Dog;

  • Maurizio Bertolotto, Garante della Persona con disabilità del Comune di Napoli;

  • Rita Franchi, Consigliere della Municipalità 2 del Comune di Napoli;

  • Giuseppe Renato De Stasio, Consigliere della Municipalità 2 del Comune di Napoli.

A moderare l’incontro sarà Luca Raffaelli, scrittore, saggista e giornalista, considerato tra i massimi esperti italiani di fumetto e animazione.

Un incontro tra letteratura, arte e sensibilità sociale

La presentazione di “Mai avrei immaginato” non sarà soltanto un momento letterario, ma un dialogo aperto sui temi della resilienza, della consapevolezza e della forza personale di fronte alle sfide della vita.
L’opera di Wanda Danzi Bellocchio si distingue per la sua capacità di unire narrazione intima e riflessione universale, offrendo al lettore uno sguardo autentico e profondo sul valore dell’esperienza umana.

La presenza di ospiti provenienti da ambiti diversi – dal sociale al fumetto, dalla politica alla cultura – sottolinea la volontà di costruire un evento che intrecci linguaggi e sensibilità differenti, valorizzando Napoli come crocevia di arte, emozione e impegno civile.

Informazioni sull’evento

📍 Luogo: Archivio di Stato di Napoli
📅 Data: Giovedì 14 novembre 2025
🕓 Orario: Ore 16:00
🎟️ Ingresso libero fino a esaurimento posti

Per ulteriori dettagli sull’iniziativa è possibile consultare la pagina dedicata su NapoliToday.

Oggi mi sono regalata un Tour

Ebbene sì, oggi mi sono regalata un Tour.
Ma come, tu un Tour?
Bisogna per forza ritornare indietro di un po’ di tempo. Dovete sapere (come iniziava un discorso il mio amato nonno) che, nel giugno scorso, i miei amati Maria e Gianni mi proposero di fare una vacanza insieme.
Udite, udite: una crociera nei mari della Norvegia. Risalire i Fiordi fino a Capo Nord.
Io, che sono ormai reclusa da un po’ di anni, non ci ho pensato su due volte e ho acconsentito subito.
Sì, questo anno voglio fare qualcosa anche io di diverso. Basta stare chiusa in casa a far scorrere il tempo che rimane perdendo le poche cose che la vita oggi mi propone. Superato il blocco emotivo della vacanza, mi sono preparata mentalmente e felicemente al mio nuovo viaggio. Poi sono subentrati dei problemi e il viaggio in Norvegia è saltato; ma non la mia voglia
di fare un viaggio e, se necessario, anche da sola.
Un viaggio da sola può comportare anche delle sorprese come, per esempio, fare nuove amicizie. Ma poi, cosa mi potrebbe spaventare dopo essere stata in Kenya e in Brasile? Quei viaggi non erano viaggi vacanza e, non ci si recava in villaggi turistici attrezzati dove si ha l’impressione di essere catapultati in un Club Mediterranee. Ci si recava in villaggi condividendo le giornate con le comunità locali, cercando di capire i loro problemi, e vedere come ci si organizzava per superarli. Quasi sempre con il sorriso e con la loro grande gioia di vivere.
Continuo la mia ricerca (non perdo la speranza del mio viaggio) e visito un post sull’Irlanda.
Mi piace l’idea. Ne ho sentito parlare spesso, ma c’è il problema della guida che in quel paese non è certo agevole per chi viene dall’Italia. Ma, poi, a me che mi frega tanto non ho la patente…
Accantonata l’Irlanda ecco che mi si presenta una nuova proposta: l’Islanda. Un Paese che avrei voluto visitare da tanto. Tutti i paesi nordici mi attraggono forse per il clima visto che qui si muore di caldo. Siamo abituati a fare i viaggi all’inverso: i popoli nordici cercano il nostro sole e noi il loro freddo. Mentre sono quasi decisa ecco che leggo: in un solo giorno ci sono stati più di cento terremoti, forse si prepara un’eruzione…
Allora ho capito che questa estate non devo muovermi. Devo restare a Roma nella mia città di adozione (ormai sono cinquant’anni che ci vivo), bella come non mai specialmente ad agosto quando si svuota di tutto. Decido farò un tour di un giorno con quei pullman scoperti dove guardi tutto. Per di più insieme ai tanti turisti che lanciano piccoli gridolini appena vedono una pietra antica. Mi mischierò a loro senza proferire parola così non capiranno che non sono straniera, come ho detto a un caro amico virtuale, conosco solo il napoletano, logicamente dopo l’italiano…
Colazione al bar: caffè e cornetto e, poi, via nella passeggiata più bella che abbia fatto da un po’ di tempo a questa parte. Verso le 11 mi preparo per un aperitivo. in genere prendo un prosecco con ghiaccio a parte ma, siccome fa molto caldo, preferisco uno spritz. Lo gusto molto e mi riporta ai nostri aperitivi. In quanti bar ci siamo fermati, caro Giovanni, ma il nostro bar preferito era il Bar Portofino a Piazza Cola di Rienzo.
Il Tour continua, mi guardo intorno e ritrovo tutti i posti dove amavamo andare: una libreria con un piccolo angolo dove pranzare insieme, un bar con divani dove poter leggere tranquilli tu con il tuo tablet e io con il mio libro preferito. La giornata trascorre così piacevolmente che, addirittura, non sente più il caldo opprimente di questa giornata di agosto.
Bene, care amiche e amici miei virtuali, ho trascorso una giornata piacevole facendo colazione in cucina poi mi sono preparata un aperitivo che ho sorseggiato seduta sul divano in salone. Dopo pranzo mi sono recata nella mia “libreria” preferita (ultima stanza a destra). Ho preso l’ultimo libro che sto leggendo: IN GUERRA E IN AMORE di Ildefonso Falcones. Mi piace molto, è il continuo della Cattedrale del Mare e il romanzo parla della Napoli Rinascimentale. Il racconto di una Napoli capitale e unica sotto il regno degli Aragonesi. Inutile spiegare, a voi che mi seguite, quanto io ami la storia del Regno di Napoli…
Ecco care amiche e amici virtuali e no, oggi mi sono regalata un Tour e mi sento proprio bene.

Le Ferie

E così è giunto il giorno delle meritate ferie per tutti o quasi. Da domani la maggior parte degli italiani si troverà sulle strade delle vacanze con moglie e figli al seguito per raggiungere le località di mare (o montagna). Una località scelta con cura. Una scelta fatta specialmente nel periodo pasquale quando si approfitta del lunedì in Albis per scegliere una casa o un hotel. Quello che più risulta idoneo per trascorrere il periodo più importante dell’anno. Finalmente si parte. Si raccolgono gli attrezzi necessari per far giocare i bambini sulla spiaggia. Per chi sceglie la casa c’è da portare anche l’attrezzatura per poter cucinare, la biancheria per i letti, per il pranzo. Non possono mancare gli asciugamani tanti perché, specialmente i bambini, si sporcano continuamente. Ed ecco che, la macchina con cui spostarsi, diventa improvvisamente un piccolo furgoncino per i traslochi. Ma la fatica viene subito ricompensata dalla vista del mare (o della montagna). I piccoli sono quelli che gioiscono per primi, sapendo che quella sarà un’estate da ricordare. I bagni al mare. Le grida della mamma che se li perde. I rimproveri per la più piccola che non ne vuole sapere di tornare a riva per mangiare fare merenda sotto l’ombrellone. Il ritorno a casa per il pranzo e la mamma, sempre lì a correre trafelata, a far sì che tutto sia pronto. Cercare di farli riposare, dopo aver pranzato, per poter recuperare anche lei un attimo di tranquillità. C’è poi la passeggiata pomeridiana con il primo fresco del giorno. La passeggiata nel corso principale con i negozi pieni di cianfrusaglie: borse, cappelli e vestiti per il mare che fanno sembrare i piccoli negozi boutique di Via Montenapoleone di Milano.
La sera poi si va in pizzeria oppure si gusta un gelato passeggiando tanto i bambini sono contenti per tutto. Se fosse per loro starebbero sempre in riva al mare, per giocare con le onde che bagnano i piedi. Giocare con la sabbia cercando di costruire un ipotetico castello, che non regge l’urto di un adulto sbadato o di una piccola onda dispettosa che fa crollare tutto. I pianti si sprecano ma c’è la mamma, che cerca di consolare quel pianto irrefrenabile. Sembra come se, anziché crollare un castello di sabbia, fosse crollato il mondo intero.
I giorni trascorrono tutti uguali. Per la mamma cambia poco perché ciò che fa nella casa di città lo fa nella casetta al mare. Forse, però, c’è la consapevolezza di essere in “ferie”. A volte il rientro a casa diventa quasi una liberazione. Solo per i piccoli è una punizione troppo grande da subire: devono lasciare gli amichetti conosciuti in spiaggia, i giochi con l’acqua, le passeggiate e le serate al Luna Park (c’è ne sempre uno in ogni posto di mare o montagna, chissà perché). Si rientra e il trasloco è all’incontrario. Il furgoncino per il trasloco viene smontato di tutto e l’auto riprende le sue fattezze di sempre. In tutto questo. L’unica vera persona felice per il rientro a casa è lei: la mamma…

Questa era la villeggiatura di qualche anno fa. Quando nel mese di agosto le fabbriche si svuotavano come le città e tutti, ma proprio tutti, sfruttavano quel mese per riposarsi da un anno di lavoro.
Oggi sono cambiate tante cose. Si viaggia per una settimana massimo dieci giorni. Si preferisce l’hotel perché così si ha tutto compreso anche le bibite al bar (All Inclusive). E i bambini? Non hanno bisogno di essere controllati c’è l’animazione che ci pensa. La mamma può distendersi al sole e fare un bagno in tranquillità. Ma quando si rientra a casa l’unica vera persona che non è contenta è proprio la mamma.
A questo punto non resta che augurarci buone ferie, amiche mie virtuali e no

Ma ci sono state stagioni così calde?

E’ veramente calda questa giornata. L’estate è arrivata con tutta la sua forza. Ma ci sono state stagioni così calde?
“Che domanda ti fai Wanda, certo che sì. Non ti ricordi? Quella estate degli anni ’80, dove abitavi in Via Oderisi da Gubbio? Fu un’estate particolare, caldissima e con te c’erano Gianni e Maria.”
“Sì, caro il mio Grillo parlante, ricordo benissimo. Il loro primo anno insieme con noi e i nostri piccoli. Il caldo era così opprimente che avevamo la porta d’ingresso aperta e guardavamo la tv seduti per terra.”
“Ecco che cominci a ricordare. Non puoi proprio farne a meno. Ma questa tua testolina sta sempre in attività. Possibile che non la lasci riposare un momento. Prima o poi si stancherà e ti lascerà riposare, finalmente”.
“Fammi continuare a scrivere e non interrompermi altrimenti faccio come Pinocchio e ti schiaccio al muro…”
Lascio i miei pensieri per un momento. Eccomi arrivata alla mia libreria preferita: Feltrinelli. Che faccio, entro? Non entro? Compro? Non compro?
“Sei la solita indecisa, poi lo sai che ci entrerai. Non riesci proprio a resistere quando ci passi davanti. Dai su, fai questo sforzo ed entra.”
Varco la soglia della libreria. Il profumo dei libri mi inebria, mi suscita emozioni che solo chi è un appassionato come me, potrà capire. Mi guardo intorno e vedo l’ultimo libro di Maurizio De Giovanni “Il pappagallo muto” Una storia di Sara. Lo prendo, ormai ho tutti i suoi libri e questo non può mancare; specialmente ora che ho visto la serie su Netflix. Ho letto che Ildefonso Falcones ha pubblicato il suo ultimo libro. Dopo vent’anni ha riscritto un nuovo capitolo sulla Cattedrale del Mare. Non posso perderlo, anche perché il suo protagonista si sposta nel Regno di Napoli. Prendo i libri e mi sento proprio soddisfatta. Mi avvio verso le casse per pagare. Improvvisamente lo sguardo cade su un piccolo libro “Abbecedario Napulitano” dedicato ai proverbi napoletani. Come posso non prenderlo. La mia cara nonna li conosceva tutti ed erano la sua saggezza.
“Bene, hai comprato. Sei contenta, ora puoi anche ritornartene a casa. Che dici? Tu e questi libri, ma che saranno mai. Se fossero dei piccoli insetti, mosche, zanzare quelle si che sono saporite.”
“Mi hai proprio stufato, caro il mio Grillo Parlante. Se non la smetti ti farò diventare una zanzara spiaccicata sul muro. I libri per me sono vita, sono il sapere, sono alimento per la mia anima. Sono il mio rifugio e, perché no, il mio sognare”.
Esco contenta e m’incammino verso casa sotto un sole cocente.

 

Salone Internazionale del Libro di Torino giunta

ho piacere di comunicarvi che il mio libro, “Mai avrei immaginato…”, sarà presente al Salone Internazionale del Libro di Torino giunta. Purtroppo, non potrò essere presente ma sicuramente troverete persone disponibili a darvi informazioni sul suo contenuto, e per chi volesse acquistarlo.

Ecco dove potrete trovare lo stand di:

GRUPPO ALBATROS – EUROPA ED. – LASTARIA ED. – VERTIGO

Padiglione PAD 2Stand L150-M149

Festa della Repubblica

Anche il 25 aprile del 2020 fu una ricorrenza sobria e senza manifestazioni. Non fu voluta, oppure obbligata da un governo dittatoriale, neppure per la morte di un Papa. Fu semplicemente perché eravamo chiusi tutti in casa per la pandemia: Covid!

Quel giorno Roma era deserta come tutte le città, i paesi, i piccoli borghi. Eppure, ci fu un passa parola che propose di cantare la canzone del partigiano “Bella Ciao”. Non ricordo da dove partì la proposta, se da una trasmissione radiofonica oppure da un gruppo sui social. Ricordo che ci demmo un’ora precisa di quel 25 aprile dove cantare tutti insieme e dovunque eravamo.

A me era, ed è sempre piaciuto cantare. La canzone Bella ciao è risuonata spesso nella mia casa. I miei figli ne sapevano tutte le parole e ne conoscevano il significato.

Spiegato, raccontato, come tutto ciò che avevano subito i nostri nonni, i nostri genitori. Raccontavo loro quella memoria storica importante per avere coscienza di cosa potesse essere la Democrazia e cosa potesse essere invece il fascismo. Un’idea di libertà e di comunanza importante per poter convivere con gli altri.

Per questo motivo ero felice di quella iniziativa che ci avrebbe fatto sentire tutti uniti anche senza esserlo materialmente.

All’ora prevista mi recai fuori al balcone della stanza di Fabrizio. Sapevo che lui e i suoi fratelli erano con me. Certa di quell’insegnamento trasmesso durante la loro infanzia. Era una giornata calda e assolata e cantai con tutta la voce che avevo. Il mio canto si sparse per il parco vuoto e silenzioso. La voce attraversò le viuzze e andò oltre, superando i palazzi vuoti e deserti. Cantai anche per loro, gli abitanti del parco, che restarono muti e chiusi nelle loro case. Mi resi conto che ero da sola. Continuai e mi sentii felice.

D’altronde mi sentii un po’ come quei partigiani. I partigiani che lottarono e morirono per tutti gli italiani. Per dare loro la possibilità di vivere liberi senza dittature. E li amai ancora di più, assaporando ancora una volta la mia, e nostra, libertà di vivere in un Paese libero e democratico.

 

Era il 25 aprile del 2020.  Oggi è tutta un’altra storia, purtroppo!!

Dott. Giuseppe

Buon giorno.
Ho letto il suo libro. Complimenti per la scrittura che ho trovato avvincente evocativa e poetica. Il contenuto poi mi è molto piaciuto perché in tante difficoltà fa emergere la forza vincente dell’Amore.
Le comunico un sentimento strano che ho provato leggendo. Quello di una persona che in piccolo e da lontano ha partecipato alla vostra storia che ora viene a conoscenza di tanti particolari.
Complimenti, un abbraccio.

Dott. Giuseppe

GLI EROI DI TELETHON

E’ stato per caso che ho ritrovato questo video su YouTube. Un video realizzato da Telethon per essere proiettato durante la Maratona sulle reti Rai nel 2011. In questo video ci sono persone a me care. Prima di tutto rivedere e ascoltare Giovanni mi ha molto emozionata. Ci sono le testimonianze di Aurelio e Giulio (carissimi amici di Fabrizio). Infine, in studio, il caro Fabrizio Frizzi, conduttore della Maratona scomparso troppo presto. Sono certa che farà piacere rivedere il video; anche a chi non ebbe l’opportunità di vederlo allora, in quel lontano 2011.

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO

L’usanza del “panaro” nei vicoli di Napoli

Nel mio libro descrivo l’usanza del “panaro” nei vicoli di Napoli. Prendo spunto dall’acquisto del nuovo panaro, di mia “sorella” acquisita Lucia, per riproporvi il piccolo pezzo molto gradito dai miei lettori. Grazie Lucia delle foto del tuo nuovo “panaro” che, come dice l’ambulante… ma che bbellu panare ca tenite…

“Ma le tradizioni, quelle restano e basta passeggiare per questi vicoli per ritrovarle. C’è un’usanza che ancora resiste in quei quartieri ed è: ‘o Panaro!
Il paniere non è altro che un cesto di vimini, o di plastica, legato ad una corda lunga quanto dista il balcone o la finestra dal portone principale. È un modo pratico per far arrivare su la spesa; le chiavi o il casco del motorino; le chiavi della macchina e tutto ciò che si dovrebbe prendere rifacendo le scale in salita e in discesa. Ma il paniere serviva anche per ritirare la merce direttamente dall’ambulante e non mancavano le battute che facevano sorridere tutti.
In genere l’ambulante dava la voce e poi chiamava le donne con:

“Signo’ acalate ca io rimane nun ce venghe”…
ma che bellu panare ca tenite…
è tutta rrobba fresche venene a int’o’ ciardine e mammà…

Oggi anche gli ambulanti si sono adeguati e prima di arrivare mandano un Whatsapp alle clienti affezionate che Wanda si fanno trovare pronte con il loro “panaro” per ritirare la
merce.
Tutto si evolve, però è bello pensare che la tecnologia possa servire anche a questo; a qualcosa che ci riporta nel passato e che resiste nel tempo…”

Tratto dal libro “Mai avrei immaginato…”

La sorpresa di Gianni

Gianni mi dice, che domani dopo essere stati al cimitero, mi farà una sorpresa. Non mi dice cosa.
L’otto febbraio è stato l’anniversario della perdita di Fabrizio. Sono trascorsi ormai venticinque anni da quel giorno. Non potevo mancare. Sono qui dai miei cari. Sono tutti qui. Gianni mi dice che mi porterà a vedere il nostro giardino. Non posso crederci. Dopo tanti anni…
Prendiamo la strada: Via Salvator Rosa e poi a salire Via Matteo Renato Imbriani. Passo davanti al cancello dell’Istituto Santa Rita dove ho frequentato le medie. Rivedo le mie compagne con le loro divise a ridere e complottare. Chissà cosa ci dicevamo…
Attraversiamo la piazzetta dove c’era il bar dove lavorava zio Salvatore. Ora non è più un bar ma non riesco a vedere cosa sia diventato. La strada del Capitol, ma Gianni va e non riesco a scorgere null’altro.
Entriamo in Via Francesco Capecelatro dove affacciano le nostre finestre. Parcheggiamo.
Rivedo i negozi di allora: il macellaio, il salumiere, il fruttivendolo, il vecchio ufficio postale. È tutto cambiato. Anche il nostro portone, quello che dava sulla strada, ormai è chiuso. Quando eravamo piccoli era sempre aperto. Veniva aperto al mattino e chiuso la sera dal nostro portiere don Vincenzo. Noi, per non attraversare tutto il giardino, uscivamo ed entravamo da lì.
Le finestre della nostra casa sono chiuse. Mi basta soffermarmi a guardarle per vedere affacciarsi zia Maria, o la nonna. Ci seguivano con lo sguardo quando scendevamo per una compera nei negozi di fronte casa.
Ci siamo incamminati girando intorno alle case che costeggiano il giardino. L’emozione di rivedere il muro della casa di Enzo. Il muro dove ci arrampicavamo per andare a giocare con lui, nella sua stanza dove era in castigo. Povero Enzo, era in castigo a scuola e a casa…
Arriviamo al cancello grande del nostro giardino. C’è il gabbiotto in pietra del portiere. Il viale con le stesse mattonelle di allora. I vialetti che circondano le aiuole. Curate, molto curate. Con Gianni ricordiamo i nostri giochi: nascondino, quattro cantoni, acchiapparella. Ma anche le corse per chi faceva il miglior tempo (come una sfida di atletica leggera), il Musichiere con tanto di premi… e sento le nostre grida di vittoria…
Purtroppo, il nostro palazzo è ricoperto per lavori esterni alla facciata e non possiamo vedere le finestre. Mi spiace non riuscire a vedere quella della cucina dove, a turno, si affacciavano per chiamarci quando era pronto il pranzo o la cena.
Si avvicina il portiere, che Gianni aveva già conosciuto, e ci racconta di chi è andato via e chi è rimasto. Tanti sono figli o nipoti. Ricordiamo tanti nomi che ormai non ci sono più. È bello poterli ricordare. Hanno fatto parte di un periodo a me molto caro. Un’infanzia vissuta gioiosamente e serenamente. Mentre stiamo salutando una cara amica che ancora abita lì, ci viene incontro il marito: Renato Varcamonti. Ci siamo riconosciuti subito nonostante siano passati più di sessant’anni. Ho portato loro il mio libro dove si parla della mia vita e anche del nostro giardino. Forse si ritroveranno anche loro nel mio scritto. Chissà.
Sono ritornata a casa avendo ancora negli occhi la mia casa, il nostro giardino, tutti i volti e le voci di coloro che hanno fatto parte della mia vita.